L’italiano più amato a Gerusalemme
La scintillante accoglienza che Israele ha riservato a Berlusconi ricorda a tutti che il Cav. è stato il primo presidente del Consiglio ad avere stabilito, sin dal suo primo incarico di governo, rapporti inusuali di amicizia con lo stato ebraico, una cosa inaudita, mai vista prima. Leggi qui Qual è il sogno del Cav. - Leggi qui L'intervista che il Premier ha rilasciato al quotidiano Haaretz alla vigilia della missione - Leggi qui I consigli di John Bolton sul dossier iraniano e il rapporto con Israele
17 AGO 20

La scintillante accoglienza che Israele ha riservato a Berlusconi ricorda a tutti che il Cav. è stato il primo presidente del Consiglio ad avere stabilito, sin dal suo primo incarico di governo, rapporti inusuali di amicizia con lo stato ebraico, una cosa inaudita, mai vista prima. Da quel momento l’Italia è stato il paese europeo che ha maggiormente capito le ragioni di quella piccola, grande democrazia. Fino al punto che ieri Berlusconi ha avanzato l’idea di un suo ingresso nella Ue. E le ragioni d’Israele non le ha capite soltanto per le politiche di sicurezza, ma anche per il fatto di costituire un pegno della “civiltà giudaico-cristiana”.
Intanto resta alto il livello dell’interscambio commerciale fra Italia e Iran, elemento di preoccupazione che sarà al centro degli incontri fra Berlusconi e Netanyahu. Se il cuore è per Israele, il portafoglio di Roma è irrobustito da una sempre più crescente partnership fra Roma e Teheran. Israele solleverà il problema dell’expertise italiano fornito ai pasdaran. Sette miliardi di euro all’anno è il giro di affari fra l’Italia e la Repubblica islamica. Una cifra quattro volte superiore a quella del 2001, l’anno in cui il Cav. tornò al governo e che fa dell’Italia il leader europeo sul fronte dell’import-export con Teheran.
Intanto resta alto il livello dell’interscambio commerciale fra Italia e Iran, elemento di preoccupazione che sarà al centro degli incontri fra Berlusconi e Netanyahu. Se il cuore è per Israele, il portafoglio di Roma è irrobustito da una sempre più crescente partnership fra Roma e Teheran. Israele solleverà il problema dell’expertise italiano fornito ai pasdaran. Sette miliardi di euro all’anno è il giro di affari fra l’Italia e la Repubblica islamica. Una cifra quattro volte superiore a quella del 2001, l’anno in cui il Cav. tornò al governo e che fa dell’Italia il leader europeo sul fronte dell’import-export con Teheran.
Certo, resta comunque il fatto che nel mezzo di un’Europa che ha nutrito l’antisemitismo e ha delegittimato la “guerra al terrore”, in cui Israele ha combattuto la propria battaglia contro l’Intifada dei kamikaze, Berlusconi ha saputo imporre un governo filoisraeliano. Venerdì il primo giornale dello stato ebraico, Yedioth Ahronoth, elencava i meriti di Berlusconi, come il sostegno a Israele della presidenza di turno italiana dell’Ue sfociato nell’inserimento di Hamas nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, e l’appoggio ricevuto da Roma in sede Onu (dal ritiro italiano dalla controversa conferenza sul razzismo di “Durban II” al voto contrario dell’Italia sul rapporto Goldstone). Se c’è una bandiera ideologica che distingue Berlusconi è la solidarietà profusa nei confronti di questo piccolo stato-guarnigione che da sessant’anni respira fra la vita e la morte. Per questo Israele vede Berlusconi come un “Haitalkim”, un italiano con il cuore a Gerusalemme. Il portafoglio italiano ha le proprie esigenze, ma è destinato a seguire il cuore del premier.